Showing posts with label Italiano. Show all posts
Showing posts with label Italiano. Show all posts

Monday, July 16, 2012

Ottimismo e anarcosocialismo reale a Provaglio Valsabbia

Ho già raccontato di Peppino in un post precedente.

Qualche giorno fa viene a trovarmi e mi dice che un suo amico ha una costa piena di spini da ripulire. Gli ha chiesto di portare le sue pecore per svolgere il lavoro. Il buon Peppino suggerisce invece all'amico Geppe di impiegare le mie capre, perchè il "broc" ovvero la crescita del giovane bosco che sta crescendo là è roba per capre e non pecore, ed io sono a due passi, mentre le sue pecore sono in fondo alla via Canale, a 4km di distanza.
Guardo Peppino un po' interdetto: "Cosa mi frega di portarle a ripulire la boscaglia del Geppe, qui ci sono ettari di bosco in tutte le direzioni, non mi serve". Peppino mi dice di seguirlo e non preoccuparmi, che visto il posto capirò.

"Tu digli sempre di sì e stai zitto, lascia parlare me che quello è originale", mi ordina. Va bene, mi dico, non posso contraddirlo, andiamo a vedere.

Sono due o trecento metri di distanza da me, due passi. Passiamo per il bosco, una radura, poi un prato si apre davanti. Recintato, sarà un ettaro e mezzo. E in fondo c'è una bella baracchina in cui ripararsi quando piove. Ci sono due vasche da bagno, per l'acqua.
Il recinto necessita di qualche riparazione, ma tutto sommato è ancora passabile. Geppe ci teneva 50 pecore. "Stai zitto che te lo faccio prendere", mi dice Peppino.

In effetti il Geppe è ragionevole e amichevole, e in cinque minuti ci si accorda sull'uso che potrò fare del suo recinto, in pratica e' come fosse mio eccetto in settembre quando lui e il fratello sparano dal capanno, allora sara' meglio non tenerci le mie bestiole. Poi dovrò anche sfalciare il pezzo di prato e la piana. Caspita, penso, questo ha un sacco di posto a due passi da me e non se ne fa nulla, ed è disposto ad affidarmelo.

Dopo quelli che mi hanno appena affibbiato alle Piazze, eccone un altro.

Da qui è partita una riflessione su quello che (mi) sta succedendo in Canale: indipendentemente dalla proprietà dei terreni, essi vengono coltivati da chi può farlo, chi ne ha voglia, con o senza attrezzature. Quelle le mette chi le ha, io taglio, lui imballa, l'altro volta, il proprietario... boh. Tutto è a prestito. Nulla e' registrato, e' tutto sulla parola. E i lavori vengono assegnati su basi fiduciarie.

Fermi tutti.

La terra, qui, va a chi la lavora. Orpo! Roba zapatista, mi ricorda quando da bambino guardavo i film spaghetti western e in uno sulla rivoluzione messicana, sentii quello slogan, "la terra è di chi la lavora", una frase, un concetto rivoluzionario e socialista che m'è rimasto in testa fino ad oggi e che sicuramente mi ha influenzato!

E ce n'è ancora! Ci sono l'autorganizzazione del lavoro e la redistribuzione dei terreni, assegnati ancora sulla fiducia, da ciascuno secondo le proprie disponibilità, a ciascuno secondo le proprie necessità. Altro slogan, e anche questo è socialismo, anarcosocialismo. E non solo i terreni, adesso m'e' arrivato un fienile e una stalla, grossi, saranno 3-400mq di roba che posso usare cosi', se mi serve, finche' mi serve. Incredibile!

C'è, in Canal, addirittura l'isolamento sociale dei soggetti indesiderati (ladri). La comunità stessa che supera la necessità delle pene e della coercizione punitiva. Orpo. Ancora anarchia, ancora socialismo. Difatti, a Provaglio non ci sono forze dell'ordine.

Incredibile.
Socialismo reale a Provaglio Valsabbia. Anarchia.

Tutto vero e funzionante, davanti ai miei occhi, sotto al mio naso. In pieno occidente capitalista, Italia, 2012.

E per poco, quasi quasi, se non stavo attento, non me ne accorgevo.

C'è speranza per il mondo.

Allegria!

Monday, June 11, 2012

Le gratificazioni dell'Homo Agricolus - grazie per la fiducia accordata


Alcuni esercizi commerciali scrivono sui sacchetti "grazie per la fiducia accordata". Ipocriti. A loro interessa il mio acquisto, con la mia fiducia non si pagano i fornitori. 

C'è un pastore, in fondo alla via, si chiama Peppino ed ha 50 pecore.
Il Peppino da sempre alleva vacche, pecore e capre e sfalcia e vende fieno che taglia nei suoi tanti prati col trattore e la falciatrice, un lavoro pesante malgrado l'età vada ormai verso gli ottanta.
Sempre per non perdere l'abitudine e tenersi in forma, fa pure il boscaiolo, davanti a casa sua ci sono enormi cataste di legna da tagliare, spaccare, impilare, caricare sul trattore e consegnare.
Col sole, la pioggia, con la neve. Lui è sempre fuori con le sue pecore e suoi cani.
Peppino è una persona per bene, è rispettato e sa farsi rispettare, il suo giudizio su un animale -o su una persona- è pesante, a Sabbio Sopra, quanto quello di una corte di giustizia. Suoi, o dei suoi discendenti e familiari, sono parte dei prati lungo il Canale e nelle Piazze. Li sfalcia lui, anche quelli non di sua proprietà.
Peppino è una persona dalla battuta pronta, il suo sarcasmo è tagliente, anche caustico, ma ogni volta divertente. Sa farsi ascoltare anche quando è irriverente. E' uno giusto.

Certo che lo stimo. E gli porto uno scherzoso, ma sinceramente ossequioso rispetto.

Da quando lavoro in Canale si fa vedere regolarmente, mi studia, chiede cosa faccio, commenta le mie tecniche e lavorazioni che, apprese per lo più sui libri, spesso si discostano dal modo di lavorare che lui conosce meglio, quello tradizionale del posto. Mi piace confrontare con lui pregi e difetti dei vari sistemi e, per rispetto alla conoscenza tradizionale e per uno strano senso del dovere, chiedo, mi informo, mi sforzo di imparare tutto quello che può e vuole insegnare, sulla sfalciatura del fieno, il bosco, le erbe e le piante buone e quelle cattive, l'allevamento, i cani, il pascolo.
Cerco di assorbire il più possibile e ne nascono spesso discussioni stimolanti, anche perchè nonostante l'età si dimostra tutt'altro che scettico o chiuso verso le mie stranezze. Spesso mi loda, e mi piace sorprenderlo con prodotti "esotici" che non conosce. I Topinambur gli sono piaciuti al punto che se ne è fatti dare qualche manciata da piantare questa primavera. La moglie ne va matta, mi dice.

Qualche tempo fa, dopo avermi visitato e ispezionato puntigliosamente le capre, facendomi i complimenti per la scelta, mi giunge voce dal paese che il Peppino dice "in giro" che le mie capre sono tra le più belle che ha mai visto e che, a tenerle bene come le sto tenendo, "le farà bel fes", ovvero mi daranno soddisfazioni. Orbene, mi sono detto, la prima grande soddisfazione me l'ha data proprio lui, la sua approvazione -pubblica, per di più- conta per me più della medaglia alla fiera nazionale. E mi verrebbe da dire che le lodi da sperticare sarebbero quelle degli allevatori che le hanno selezionate e tirate grandi a sufficienza per portarle da me. Ma tant'è, il riconoscimento, almeno per il lavoro che sto facendo, è arrivato e me lo prendo con gusto.

Prima gratificazione.

Seconda: lo scorso anno, mentre sfalcio un prato vicino ai suoi, mi dice che forse per l'anno prossimo mi lascia tagliare uno dei suoi pezzi, visto che mi serve il fieno e visto che sta diventando faticoso per lui da fare con la falciatrice, lui preferirebbe fare solo i pezzi col trattore. Mi sono detto, ad avere la sua grinta, mi aspettano almeno 40 anni di sfalciature in piedi con la BCS. Non so se sarò in grado di trovare una potenza così in me, ci proverò. Se non altro per sfida. Se ci riesce lui, diamine, devo farcela anche io. Tanto non è serio, mi dicevo, figuriamoci se me lo affida davvero. Sta scherzando come al solito, mi provoca per vedere la reazione. Ovviamente accetto con finto entusiasmo. Non posso mica dirgli di no.
Passa un anno e si ricomincia con il fieno, mi ferma mentre passo e mi molla la bomba, "dobbiamo andare alle Piazze che ti mostro i confini".
Ostia.
Era tutto vero.
Andiamo.

Sono emozionato, mi rendo conto che lui, l'ultimo pastore di Sabbio Sopra, l'autorità morale ed etica più alta del Canale, ha chiesto a me, io povero cretino appena arrivato, di sfalciare i suoi prati.
Poteva darli a chiunque, ci sono una mezza dozzina di agricoltori e allevatori che ne hanno bisogno nei paraggi, mica solo io. No, tocca a me. Forse, mi dico, mi vuole solo mettere alla prova. Il prato è molto grande, di certo avrò più fieno di quello che mi serve, ne avrò da vendere.
Eppure non ero il solo ad essere emozionato, credo che anche lui avvertisse un po' la solennità del momento, si comportava stranamente.
Non lo avevo mai visto così severo, serio e preciso. Mi impartiva gli ordini di lavorazione come un caporale con le reclute, "si parte di qua, si volta di là, si infila da questa parte, non farlo là" e via così. Nemmeno una battuta, niente. Finito il giro, si fa riportare a casa e sparisce dentro, niente ciao.

Avere in carico il prato del Peppino è più che un lavoro, è un onore. Una gratificazione personale importante perchè materializza una fiducia data, la fiducia che qualcosa, tra quello che passiamo la vita a fare, grazie a qualcuno prosegue alla faccia dello spettro dell'abbandono, visibile ovunque, nelle terre, nei mestieri, nelle parole. E quel qualcuno sono io. Segare il suo prato è una medaglia che porto sul petto quando incrocio gli altri contadini che sfalciano attorno. C'è scritto "ci sono".

Tutta questa fiducia è inattesa e forse immeritata, certamente sono inadeguato allo scopo, o almeno così mi sento. Non ho nemmeno il posto per tenere via tutto questo fieno. E non va bene per le mie caprette, l'ho venduto a uno che lo darà ai torelli, per loro è perfetto. Dovrò lavorare come un mulo per due lire. Pazienza, si fa lo stesso. E non basta, perchè una volta fatto tutto il terreno assegnato, "se ne avrai ancora voglia", di prato ce n'è ancora il doppio, il triplo, ce n'è a sufficienza per un medio allevamento.

Sono lusingato, onorato, un po' impaurito dalla mole di lavoro e terrorizzato all'idea di deluderlo.

Domani vado a trovarlo con un salame, una boccia di vino, e glielo dico.

Ci provo, Peppino.
Grazie per la fiducia accordata.

Tuesday, March 20, 2012

Apicoltura - il telaio trappola

Oggi scriverò del telaio indicatore trappola a 3 settori (TIT3), il sistema di lotta biomeccanico all'acaro Varroa Destructor. 
Questo sistema, ideato da Michele Campero, è anche noto come Metodo Campero ed è un sistema di lotta basato sulla manipolazione dei favi. Nasce dall'osservazione del ciclo riproduttivo dell'acaro, il quale preferisce per la propria covata le celle da fuco, le api maschio, nelle quali si riproduce al tasso di 1,7, contro l'1,1 nelle celle femminili. I fuchi hanno una importanza relativa, tanto che parecchi apicoltori hanno l'abitudine di distruggere le cellette maschili, visibili in quanto sporgenti o comunque più grandi. Si riteneva che la presenza di fuchi fosse addirittura dannosa, in quanto si credeva mangiassero miele a sbafo e servissero solo per la fecondazione della regina. Questa opinione s'era diffusa perchè le api operaie a fine estate cacciano i maschi, inutili in inverno, che all'esterno muoiono di fame e/o di freddo. In realtà s'è poi scoperto che i fuchi rivestono un loro ruolo tutto sommato non secondario, in una società di femmine: infatti partecipano alla regolazione termica dell'arnia, oltre che alla difesa da intrusi all'interno. Ecco perchè io non li distruggevo, oltre a una sorta di solidarietà maschile, la stessa che mi impedisce di castrare un animale se posso evitarlo. Mi viene da pensare ai miei testicoli e subito in faccia mi si dipinge una involontaria smorfia di dolore. Un maschio castrato, biologicamente, è quanto di più inutile possa immaginare. 
Ma torniamo al metodo Campero: per intrappolare le varroe nelle celle maschili si introduce un telaio senza foglio cereo, in cui le api costruiranno favi naturali. Siccome nell'arnia i fogli sono tutti montati e con dimensioni femminili, negli spazi liberi tra covata e provviste le api costruiscono favi da covata maschile. Ecco che si inserisce dunque un telaino libero tra l'ultimo telaio di covata e il primo di provviste, e questo telaio sarà diviso in tre parti uguali, verticalmente. Questo perchè si rimuoverà un settore a settimana, in modo che dopo tre visite avremo un favetto naturale di 3 settimane (opercolato), un favetto poco più piccolo di 2, con larve deposte, ed uno di una sola settimana, in costruzione. Nel favo di 3 settimane le celle saranno opercolate e quindi saranno piene di larve di fuco e di varroa. Questo favetto, alla visita settimanale che compio il giovedì (ribattezzato Apedì), viene dato in pasto ai merli o alle galline, oppure portato al chiuso e analizzato con calma per contare le Varroe. Questa operazione viene eseguita fin tanto che c'è covata maschile in allevamento e non prevede alcun pesticida o repellente aggiuntivo. La sua efficacia è tra il 50 e il 90% di abbattimento, pari a un trattamento acaricida.


Esistono diverse versioni del TIT3, un tipo è anche disponibile in vendita, la mia l'ho sviluppata cercando di compendiare pregi e difetti dei modelli visti su internet e sui libri. Ne ho costruiti una ventina, per me, per Davide e per Berto. Al costo di €5,60 l'uno è un modo redditizio di passare mezza giornata.


El Marco

Ecco Marco che regge una delle mie creature appena consegnata. 
Marco è il genero e l'instancabile e fedele aiutante di Berto, visibile in lontananza a destra nella foto, mentre opera, al solito, senza guanti nè maschera. E' lui, Berto, l'anziano apicoltore che spesso nomino nei miei post di apicoltura ed è doveroso citarlo con rispetto e ammirazione, perchè mi sta aiutando non poco, anche con il frutteto e con le capre, era capraio già da bambino. Ho parlato con lui del TIT3 che non aveva mai usato e abbiamo deciso di metterlo alla prova. Lui sta trattando 5 arnie con questo metodo, una delle quali ospita un aggressivissimo ma molto produttivo ceppo carnico.


El Berto
Berto fuori dal suo deposito apistico e sotto alcune foto del suo apiario, sistemato nel suo (notevole) frutteto a conduzione biologica, un'oasi circondata da boschi su un declivio esposto a sud, appena fuori Sabbio Sopra. 
Posto perfetto. Seguono alcune foto del suo apiario.
I sàm del Berto



Installati i telai, tutto sta procedendo bene e le api stanno costuendo i favetti e le celle con le provviste. La mia versione del telaio TIT3 prevede in alto una sezione trasversale di foglio cereo (1/3) dove le api potranno metterci provviste, mentre i 2/3 sottostanti, a loro volta divisi in 3 verticalmente, sono lo spazio per i favi a covata maschile. La modifica principale che ho apportato all'idea di Campero sta proprio nel pezzo con le provviste, visto che l'originale prevede solo il telaio diviso in 3 per i favi o con uno spazio chiuso in alto, e svariati apicoltori lamentano l'eccessivo indebolimento delle famiglie se si opera in quel modo. La rimozione parziale del favo, volendo lasciare le provviste, è difficoltosa e imbratta l'apiario di miele, mettendolo a rischio di saccheggio. Lasciando invece alle apette lo spazio per le provviste, contemporaneamente riducendo lo spazio per i favetti, spero e credo di risolvere i problemi di indebolimento e imbrattamento.


Altra funzione del TIT3 è di indicatore: se in stagione di raccolto i favi non vengono costruiti è sintomo di preparazione alla sciamatura, in questo caso la famiglia andrà tenuta sotto controllo e gli occhi e orecchie ben aperti (secondo i protocolli FBL e DLR, Fà Balà L'occ e Derf Le Rice) perchè a giorni potrebbero esserci sciami liberi appesi a qualche pianta nei paraggi.


Ma veniamo al mio apiario: togliendo telaini di covata e provviste per installare il TIT3 io e Berto ci siamo ritrovati con una occasione troppo ghiotta per lasciarcela sfuggire: vista l'eccezionalità della stagione, calda e secca, abbiamo in via del tutto sperimentale, dato che siamo in anticipo di almeno un mese, deciso di infilare i telaini asportati in altrettante cassette da nucleo, con favi pieni di provviste e una manciata di api nutrici. Un rischio grosso, visto che in teoria potremmo perderle tutte quante per il freddo, ma il tempo ci sta dando ragione e, toccando ferro, dieci giorni dopo tutti e 5 i nuovi nuclei si stanno muovendo bene. Sono deboli, ma c'è importazione di polline e allevamento di celle reali. Se continua così (ritocca ferro) ci potremmo ritrovare con 5 nuclei inattesi aggratis. A 130 euro l'uno, prezzo corrente, mica male. 
Una foto del mio apiario mentre scarico, dall'Ape, i nuclei di api.


Intanto ho trovato altre 4 arnie d'occasione che ho già portato sul sito, dovrò pulirle e sterilizzarle per bene. Ad ora sono a quota 12.


Finita la fioritura del salice, del nocciolo, dei frassini e dell'albarell sono partite le fruttifere: mandorlo e prunus selvatico sono in fiore, pesco e albicocco pure, ciliegi, prugni e susini sono pronti, manca forse una settimana. Queste fioriture, come l'altra loro simultanea, l'erica, sono molto importanti perchè sono i primi nettari dell'anno presenti in una certa abbondanza, fondamentali non per la produzione del miele da consumo (purtroppo, perchè è squisito) ma per il miele che le api usano per allevare la covata nuova. Pappa per infanti, insomma, roba importante. 

Altri aggiornamenti non ne ho e per quest'oggi basta così, saluto tutti e colgo ancora l'opportunità per ringraziare Giove Pluvio, che ha deciso di andarsene in ferie proprio ora. Va bene così, niente gelo né maltempo. Continua a rincorrere le ninfe per altri 10 giorni e poi fai piovere quanto ti pare in aprile. Magari solo la notte, eh, grande vecchio? Grazie.

Saturday, February 25, 2012

Apicoltura - annata apistica 2012



Inizia l'annata 2012!

Sono impaziente e gasatissimo. Sciolta la neve, finite le gelate peggiori (quest'anno una minima di -7, non freddissimo) stanno spuntando i primi fiori.

Primula vulgaris
Questa è la primissima primula di tutto il campo. E' avanti perchè sopra il ruscello, al caldo.

Il grosso gattice nel bosco, un imponente salice dei cui fiori cui le api sono ghiottissime e che in fioritura fa ronzare l'intero circondario come ci fosse un elicottero tra gli alberi, ha le gemme pronte a scoppiare in un milione di gattini gialli dolci e profumati. Mancheranno 4 o 5 giorni all'esplosione. Eccolo fotografato intero e in dettaglio, l'ho liberato dai rovi e dalla clematis che lo stritolavano, quest'anno sarà ancora più spettacolare.

Gattice (Salix Caprea)

Gemme gattice





Sono spuntati anche i bucaneve e poi gli altri fiori di febbraio, qualche fragolina, i noccioli sono carichi di polline e i crocus, che già s'erano fatti vedere a gennaio, sono rinati da sotto la neve.

Elleboro - Helleborus foetidus
Nocciolo - Corylus avellana



Zafferano alpino - Crocus



Insomma la terra si sta svegliando e si sente l'odore distintamente, odore di vita nuova. Oggi alle 11:00 le api erano fuori a lavorare di gran carriera: qui le vedete con la griglietta che ho sollevato per agevolargli il passaggio durante le ore di sole. Registrata una massima (al sole) di 17°, minima -2°.

Api al lavoro, 25 febbraio 2012.
E vi informo "annuntio vobis gaudium magnum" che sì, ci sono api bottinatrici che rientrano cariche di polline, sicuramente di nocciolo. Notare le palline di polline giallo sulle zampine posteriori delle api in fotografia. Questo è un ottimo segnale, significa che le famiglie stanno allevando covata, quindi sono sane e ben disposte verso la nuova annata apistica. Si stanno riproducendo!

Questo video l'ho girato tre settimane fa sotto la "gran" nevicata:





Si vedono bene tutto l'apiario e i terreni circostanti.
Nei giorni seguenti ho aggiunto un pezzo ulteriore rivolto a sud e vi ho appoggiato sopra la arnie di cui dispongo al momento per vedere un po' l'effetto che fa:

Apiario visto da sudovest
Si vedono anche i nuovi cespugli di lavanda, rosmarino, timo e salvia che ho piantato nei pressi. L'albero appena a sud, che ombreggia in estate, è un prunus "Santa Rosa" incredibilmente produttivo. Fantastico. Se vi piaccione le prugne, piantate una Santa Rosa!
Vista da nordest
Ecco la vista posteriore-orientale. Ho letto che il nespolo (Mespilus germanica) è il più potente repellente per la Varroa (vampira schifosissima, ci ritornerò a breve). Per questo motivo ho intenzione di piantare una siepe di proprio di nespole tutte attorno. Provarò a farne talee visto che una pianticella ce l'ho già. Frutto che non mi piace granchè, ma che le galline adorano. Bene, mangime in meno da comprare e altri fiori per le apette.

.
Vista da est
Ad oggi sono a 9 arnie più le provvisorie, e c'è spazio per altre 3. Ho ordinato 3 nuclei coi quali arriverò a 7 famiglie adulte, ne restano 5 da riempire con sciamature naturali e artificiali che spero di acciuffare in annata. L'anno scorso ne ho prese almeno 5, anche se nessuna era poi sufficientemente forte per superare l'inverno da sola, purtroppo, riparto quindi con "solo" quattro famiglie, ma belle forti. Se le cose vanno per il verso giusto una ottantina di kg di miele entro l'autunno dovrei poterli invasettare. Poco? Tanto? Vedremo. Quest'anno, avendolo avuto, lo avrei venduto. Sfortunatamente ne ho invece raccolto pochissimo, per svariati motivi al di fuori del mio controllo. Ma passiamo oltre.


Cora la gatta Vs arnia IV
La gatta era molto incuriosita dal gran ronzio e dal movimento di api: imparerà in fretta a stare alla larga? Il cane c'ha messo poco a capirlo, vedremo il gatto...

Sto approntando i telaini trappola (metodo Campero Tit3) per la lotta biologica alla varroa, lo schifosissimo acaro che sta decimando le api di tutto il mondo. Purtroppo, a causa sua, non esistono praticamente più sciami selvatici di Apis mellifera, le api domestiche sopravvivono ormai solo se protette dall'apicoltore. Gli acaricidi hanno dato ottimi risultati i primi anni, ma poi si sono sviluppati ceppi resistenti ai farmaci (ma va?!) inoltre, si è temuto per la contaminazione del miele con i trattamenti, tanto che non è possibile trattare con i melari apposti. E i controlli chi li fa? C'è poco da stare allegri. Lo scorso anno ho deciso di intervenire con un approccio "soft" ed ho usato solo un repellente naturale a base di timolo, che devo ammettere ha funzionato bene, dalle 20-30 varroe cadute (schifosissime) al giorno del primo ciclo sono arrivato a zero al quinto.  Ho trattato per tutto il mese di settembre, a melari svuotati.

Quest'anno sarò, se possibile, ancora più pulito: niente repellenti e niente acaricidi, a maggior ragione. Le varroe (schifosissime) le eliminerò dopo averle intrappolate nel telaio trappola. Risparmio i dettagli che entrano un po' troppo nello specifico, dico solo che il funzionamento del sistema si basa sulla rimozione manuale della covata maschile parassitata, quindi è una semplice manipolazione selettiva ed esclude prodotti farmaceutici, naturali o di sintesi che siano. Se sarà sufficiente ancora non posso saperlo, la letteratura specifica dice di sì, il bello è che il sistema si mette in atto durante la raccolta del miele (o meglio durante la deposizione di covata maschile) quindi, se una volta smielato ci saranno colonie infestate malamente, il tempo di intervenire col repellente c'è tutto. Spero di non averne bisogno, anche per il costo non indifferente, pari a quasi 3kg di miele per arnia.

Aggiornerò con tutte le novità in corso d'annata, quando arriveranno i nuovi nuclei, se ne formerò degli altri, se ne prenderò, eccetera.

Sul Forum di Agraria (click) potete leggere la discussione sulla mia primissima annata apistica, da zero ad oggi.

Ricordatevi che lo zucchero fa malissimo.
E il miele invece fa benissimo.
E senza api siamo tutti spacciati.
Basta consumare 2 cucchiai di miele al giorno per ottenerne beneficio.

E poi non venite a dirmi che non ve l'avevo detto.

G.


Tuesday, February 14, 2012

Galline Valdarno

Il mio primo post.

Eccolo qua.



Una panoramica interna del pollaio: sono visibili galline Valdarno di 10, 9 e 8 mesi.

Volevo allevare galline di tipo italiano/mediterraneo perchè (gusti personali) sono proporzionate, eleganti e vivaci. M'ero innamorato delle Livorno, le galline italiane per eccellenza, ma le selezioni da capannone degli ultimi anni hanno portato a una razza molto selvatica e decisamente antipatica. Me l'avevano detto, non ci credevo, ne ho avuto la conferma. Tengo ancora una Livornese (Leghorn) bianca ed una ISA come riferimento, siccome sono "macchine" da uova che raramente perdono un giorno, ma ho deciso di dedicarmi alle Valdarno. Volevo rendermi utile nella mia opera agricola, allevando una razza poco diffusa o a rischio estinzione, magari autoctona, ma purtroppo di galline bresciane non c'è l'ombra. Forse c'erano, una volta, ormai il mercato è tutto degli ibridi commerciali, broiler collo nudo e Isa su tutte. Galline non riproducibili con esattezza, perchè frutto di incroci selezionati (e brevettati) tra 5, 6 o più razze. Non sono riproducibili per questo motivo. Bella cosa, direte. Già.
Insomma le galline bresciane non ci sono, allora cercando pollame italiano, magari a rischio, magari di portamento e proporzioni mediterranee, quindi uova bianche, orecchione bianco, animali molto rustici e adatti a vivere nel bosco... e se fosse anche tutto nero, perfettamente mimetizzato nel sottobosco? E magari un po' più grande delle Livorno, che è quasi una nana, tanto è piccola, ma che ne conservi le proporzioni, se possibile. Ecco la Valdarno!

La Valdarno è un pollo "da carne" o meglio a doppia attitudine, carne e uova, di tipo italiano. E' a rischio estinzione, perchè un pollo Valdarno ci mette 6 o 7 mesi a raggiungere un peso adeguato. I broiler commerciali sono pronti in 40 giorni, alcuni sono così bombati che vanno al macello in 30gg, convertendo in carne la metà del peso di cibo che viene loro somministrato. Mangiano sempre, continuamente. Una crescita mostruosa sotto ogni aspetto, tant'è che non riescono a reggersi in piedi se lasciati crescere qualche mese, cadono sotto il loro stesso peso. Una mostruosità. Galline del genere non sono adeguate per nessun tipo di allevamento "umano", secondo me. Ma sono chiaramente la scelta del 99,9% degli allevatori, che vogliono ritorni subito e che sono forzati dalle coercitive forze della concorrenza (cit.) ad inseguire il profitto a tutti i costi. Ecco i polli alla diossina, ecco l'inquinamento da pollina, ecco animali che vivono in 30x30cm. Oh no, aspettate, la UE bontà sua ha cambiato le regole, da quest'anno le gabbie saranno per legge più grandi! Già, le gabbie. Per migliorare il benessere, piuttosto che lasciarle libere, si allargano le gabbie. Bontà loro.

Le povere Valdarno sono così finite in disparte e quasi sparite, stritolate dalla concorrenza del capitale.

I pulcini di Valdarno hanno un impennamento rapidissimo, in due-tre settimane hanno già le penne e possono così svolazzare allegramente. Poi crescono lo scheletro per 4-5 mesi, infine aumenta la massa muscolare, fino a peso definitivo. Una crescita di questo tipo è perfettamente adeguata alle necessità mie, cioè un allevamento il più possibile vicino allo stato di natura, senza tante recinzioni, con le galline libere di razzolare in ettari di bosco dall'alba alla sera cibandosi di lombrichi, erbe e insetti vari, prima di rientrare autonomamente nel pollaio. La mattina c'è una apertura automatica pilotata da un crepuscolare, poi quando sono rientrate la sera, le chiudo io manualmente, le conto, e le porto l'acqua fresca.  Le uova le vanno a deporre nei nidi protetti (5) che fornisco loro, cambiando quotidianamente la paglia. Una gallina di questo tipo, allevata così, ricava addirittura il 90% del proprio fabbisogno alimentare dal pascolo, riducendo il mio apporto al minimo. In pratica fornisco gli avanzi della mia cucina e basta. Una dieta così inoltre è ricchissima di tutti quei micronutrienti che nessuna miscela commerciale potrà mai fornire. Questo aspetto ha potenti ricadute sulla salute degli animali innanzitutto, ma anche sul loro benessere psicofisico, infatti nel pollaio convivono 3 galli senza aggredirsi. Solo in caso di tempo molto inclemente; neve o pioggia forte, quando non vogliono nemmeno uscire dal pollaio, dò loro delle granaglie miste da agricoltura biologica.

Le Valdarno come tutte le galline italiane sono anche buone ovaiole, il mio nucleo di ovaiole (11 ad oggi, che vorrei durante quest'anno aumentare a 20-25) coincide con le mie riproduttrici. Le uova che consumo sono in pratica quelle che non incubo perchè magari irregolari o troppo piccole eccetera. La produzione è attorno alle 150-200 uova l'anno.

Ma torniamo alle carni della Valdarno: è opinione diffusa che si tratti del pollame italiano più gustoso in assoluto, scuro e saporitissimo, adatto a una cottura lenta in umido, almeno 2 ore meglio 3. Oppure allo spiedo, ma sempre con molta calma. Meglio non cuocerlo alla brace, troppo rapido, mentre immagino che sarà squisito affumicato. Proverò.

Allevato come lo allevo io è pari alla migliore selvaggina; fagiano, pernice eccetera. Pensate che proprio galline Valdarno sono state impiegate per rinsanguare il nobilissimo ceppo francese Bresse, l'unica gallina al mondo, finora, a meritare la DOP e che, dai macellai come ai supermercati d'oltralpe, non si trova a meno di 12-15 euro al kg. E' roba da intenditori, se non lo avevate capito. 

Personalmente devo ammettere di non essere un intenditore di pollame pregiato, però quelle che ho avuto il piacere di gustare erano deliziose, questo sì lo posso affermare.


Tacchina in cova nel nido, 1 anno. Sta covando uova di Valdarno.


Eccola spostata nella voliera dedicata alle chiocce. L'ho mossa (di notte) perchè le altre galline in deposizione la disturbavano continuamente andando a deporre sotto di lei. Poi, quando usciva dal nido per bere, mangiare o fare i bisogni, poi al ritorno si confondeva e andava spesso a covare altre uova. Ecco la necessità di isolarla per il periodo della cova. I pulcini, poi, sono molto vulnerabili fino a un mese e mezzo circa, soggetti alla predazione da parte di poiane, corvi, cani e gatti. L'anno scorso ne ho persi così ben 29, parecchi di più di quelli finiti in pentola. Allora mi sono rassegnato a dover usare la gabbia, una voliera di 3mq con casetta annessa, almeno nelle prime settimane. Se sono nelle vicinanze li lascio uscire al pascolo sotto stretta sorveglianza, la sera poi rientrano con la mamma, altrimenti è davvero meglio non rischiare, anche in pieno giorno gli attacchi sono continui, specialmente quelli aerei. 

La tacchina è di una razza leggera, adatta alla cova. Le razze pesanti hanno grossi problemi col sesso essendo troppo ciccione per accoppiarsi soddisfacentemente e, sempre a causa del peso, tendono a schiacciare le uova. La mia Pina (El Pì in bresciano è il tacchino, La Pina è la tacchina) è bravissima a covare e sta giusto entrando nella sua ultima settimana di incubazione, sabato prossimo dovrebbero nascere i pulcini. Ha sotto di sè 13 uova. Assieme alla Pina c'è una gallinella nana con cui condivide il nido e, da venerdì (ieri) ci sono 54 uova, sempre delle mie preziose Valdarno, in incubatrice. La data presunta di nascita è tra 21 giorni, il primo di Aprile. Spero di non avere pesci da segnalare. Il bello è che un'altra gallinella nana s'è inchiocciata da ieri, così le metterò altre uova sotto, 4 o 5, di più non ce ne stanno, e quando nasceranno i pulcini dell'incubatrice li affiderò tutti a lei. L'ho già fatto l'anno scorso con l'ultima incubata mia e con una di Davide e entrambe le chiocce hanno accettato gli adottivi come fossero loro. Chiaramente sto parlando della leggendaria Ciuffetta, una gallinella che l'anno scorso ha allevato 5 famiglie, accudendo i pulcini nati a novembre (col gran freddo) per ben tre mesi, mentre quelli nati in estate li seguiva per 20 giorni prima di abbandonarli. Insomma si adatta al meteo. E quando non cova depone. Una mamma chioccia come ce ne sono poche. E pensare che volevo destinarla alla padella perchè è una meticcia bruttina, piena di tutti i caratteri genetici dominanti, insomma la classica gallinella "fritto misto". Ma si sta guadagnando sul campo, con lode, il suo posto nella mia piccola fattoria. Addirittura, a ottobre, è sparita per un mesetto, per poi ripresentarsi tutta felice con una covata di suoi pulcini fatti di nascosto dal sottoscritto.

E brava Ciuffetta. Presto le dedicherò un post tutto suo.

E basta per oggi, devo andare al fienile, c'è da piantare piselli e carote.

A prest, G.